Il romanzo narra la tormentata storia d’amore tra Jack e Sophie, ma non solo, “Sono Solo Un Marinaio” parla anche dell’amicizia profonda che unisce Jack Ryden e John Tyler grazie alla quale il quartiermastro riuscirà a superare i momenti più difficili della sua vita..

Spezzoni di Sono solo un marinaio

Riportiamo alcuni spezzoni, estrapolati dal romanzo Sono solo un marinaio di Patrizia Ines Roggero edito da Boopen Edizioni.

Sono Solo Un Marinaio di Patrizia Ines RoggeroLa leggera scialuppa, sulla quale viaggiavano da più di un giorno, stava imbarcando acqua da una piccola falla aperta su di un fianco.
“Non ne posso più...questa specie di mestolo mi sta scorticando la mano. Ho caldo e fame...e temo di svenire da un momento all’altro.” piagnucolò Benedicta, svuotando per l’ennesima volta la sassola che somigliava sì ad un grosso mestolo, ma il suo utilizzo era tutt’altro che culinario e, nonostante i suoi sforzi, la gelida e salmastra acqua era già tornata a sfiorarle l’orlo delle gonne.
Era una lotta senza speranza, pensò, asciugando con il palmo della mano il sudore che le imperlava la fronte scottata dall’implacabile battere di quel sole inclemente. Lei e Sophie aspettavano il compiersi del loro destino, con gli abiti fradici ed il caldo pomeridiano che sembrava voler penetrare nelle cervella, senza cibo né acqua, ma con la sola speranza di incrociare una nave amica cui chiedere asilo. Non sapevano dove stessero andando, né se nelle vicinanze ci fosse la tanto agognata terra. Quella che era sembrata l’unica via di salvezza, si stava ora rivelando un suicidio. […]

 

[…] “Capitano, ci sono due donne in mare!” Jack Ryden, il quartiermastro, stava ancora guardando attraverso il cannocchiale, quando il capitano John Tyler lo raggiunse, notando a sua volta la piccola scialuppa avvolta dalla fitta nebbia mattutina, dondolare tra le onde a pochi metri dal loro veliero. “Scendiamo a prenderle. Quella scialuppa sta affondando e forse sono ancora vive!” ordinò Tyler al quartiermastro, dirigendosi verso una delle loro lance, che un paio di suoi mozzi erano già pronti a calare in mare.
Le donne non si mossero neppure quando la scialuppa con i due uomini a bordo, scontrò la loro.
Dovevano avere poco più di una ventina d'anni, pensò il capitano tastando il polso ad entrambe in cerca di un segnale di vita e dal colore terribilmente rossastro della loro pelle, dovevano aver vagato nell’oceano almeno un giorno o due. Se non fosse stato per il flebile battito appena percettibile del polso, le avrebbero lasciate lì ad affondare nel mare, ma c’era ancora speranza di vita, così le issarono a fatica sulla loro imbarcazione, mentre quella che aveva condotto le due naufraghe fin lì, si stava inabissando facendo ribollire l’acqua tutt’intorno di spuma bianca. […]

 

[…] “Cosa credete possa accaderle? Dividere il letto con un pirata non ha mai ammazzato nessuno.”
“No, ma tornare da un marito con un figlio illegittimo in grembo potrebbe avere conseguenze ancora più gravi. Comunque, grazie per la vostra comprensione!” Così dicendo, si affrettò a raggiungere la porta, con tutta l’intenzione di abbandonare quell’odiosa stanza.
“Parlerò con Jack, se questo vi può tranquillizzare” la informò Tyler, facendola arrestare sull’uscio “Ma non vi posso assicurare che seguirà i miei consigli. È un uomo libero e io non ho alcun potere su di lui.” […]

 

[…] Così il quartiermastro Jack Ryden, era stato al servizio del Re, pensò Sophie, sempre più incuriosita e attratta da quello strano personaggio. Adesso comprendeva il perché dei modi talvolta raffinati e del linguaggio forbito che aveva poco a che fare con l’immagine del pirata maleducato e rozzo che lui si ostinava a proporre. Quindi si era riferito a quel genere di carriera, durante la discussione tenuta a bordo dello Snake Pit, quando aveva sostenuto di essere stato vittima di una menzogna e costretto ad unirsi a John Tyler per non venir impiccato, ma come erano andate esattamente le vicende? Se c’era una cosa che Sophie non sapeva tenere a bada era la curiosità, così quasi senza aver il tempo di impedire a se stessa di pronunciare quelle parole disse “Mi domando come mai da ufficiale della Marina Britannica, siate finito a seminare il terrore tra i mari…” […]
[…] Lo detestavano perché, invece di marcire in galera, sorte che sarebbe legittimamente spettava ad un ex soldato del Re, aveva scavalcato tutti diventando il Secondo del capitano, mentre loro che da anni seguivano Tyler nelle sue imprese, erano ancora costretti a eseguire alla lettera ogni ordine impartito.
“Che vuoi? “ sbraitò il biondo, sguainando la spada.
“Dimmi Edgard, è questo il modo di trattare delle signore?”
“Mi pare che tu ti sia montato un po’ troppo la testa, quartiermastro! Non devi venire qua ad ordinarmi cosa devo o non devo fare, non siamo nell’esercito del Re dove avevi i tuoi sottoposti…No, se ancora non ti è chiaro, noi non prendiamo ordini da te, non sei il nostro capitano, né mai lo sarai.”.
“Voglio le ragazze.”. Jack, sorrise indicando entrambe le donne “Tutte e due…” Continuò, come se le parole di Edgard non avessero raggiunto le sue orecchie. […]

 

[…] John diede l’ordine che venisse costruita una zattera, che vi fosse caricato sopra Edgard e lasciato in mare con solo una scarsa quantità d’acqua a sua disposizione. Avrebbe abbandonato quell’uomo al proprio destino, forse sarebbe morto di fame o di sete, o forse avrebbe raggiunto la terra ferma lontano da lì e magari avrebbe trovato un altro capitano disposto a prenderlo tra i suoi uomini. Ma di certo lui, non lo voleva più vedere in giro.
Prima di lasciare la spiaggia, Edgard, legato e umilia¬to, si voltò sputando ai piedi di Jack in segno del proprio disprezzo. “Non finisce qui, Ryden, avrò modo di fartela pagare.” […]

 

[…] “Governatore, c’è qui un uomo che sostiene di sapere dove si trova Jack Ryden” […]

 

[…] “Il mio nome è Edgard Roswell, vengo da una piccola isola ad ovest di Tortola. Lì è ormeggiato lo Snake Pit e lì troverete Ryden e tutta la ciurma del capitano Tyler.” […]


Che cosa accadrà a John Tyler e alla sua ciurma? ….

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